venerdì 9 settembre 2011

"L'Afor è incapace di gestire il servizio di vigilanza e sorveglianza idraulica"

era il 18-01-2011
 

 

Danilo Colacino
CATANZARO -

La presentazione del servizio di monitoraggio e sorveglianza idrogeologica, avvenuta ieri nella Casa delle Culture, ha
segnato una tappa fondamentale nel processo di riconversione dell'Afor, agenzia alla quale è stata anche affidata la
medesima prestazione, e soprattutto l'utilizzo di ben 284 lavoratori ex Why Not. Un progetto, che già nella fase di
progettazione del piano attuativo 2011 ha posto una priorità degli interventi in difesa del suolo e prevenzione
idrogeologica. Alla conferenza stampa tenutasi per l'occasione sono intervenuti, fra gli altri, il governatore Giuseppe
Scopelliti, gli assessori regionali ai Lavori pubblici Pino Gentile e all'Agricoltura Michele Trematerra, il sottosegretario
alla Protezione Civile Franco Torchia, l'on. Michele Traversa, la presidente della Provincia Wanda Ferro, il commissario
liquidatore dell'Afor Pierluigi Mancuso, il suo vicario Valerio Grillo e il coordinatore territoriale del servizio
Domenico Ciocci.
In apertura dell'incontro Mancuso - dopo un breve excursus su quanto avvenuto in passato - ha messo in risalto alcuni
rilevanti aspetti. «L'Afor  ha spiegato  in virtù di una legge regionale del 2009 "Norme per il
reclutamento di personale-presidi idraulici" è stata autorizzata ad assumere part-time delle nuove unità con la qualifica di
sorvegliante, addetto ai centri di digitalizzazione dei dati georeferenziati e ufficiale idraulico, necessari all'espletamento
delle mansioni di cui si è premesso, a mezzo di procedure selettive. Ecco perché  ha continuato
attraverso i centri provinciali per l'impiego l'agenzia ha stilato le graduatorie in base ai requisiti richiesti nella
manifestazione d'interesse. Nel prosieguo, una commissione nominata ad hoc ha valutato l'idoneità dei candidati e ha
redatto l'elenco definitivo mediante il quale abbiamo potuto avviare 284 unità lavorative suddivise tra le tre diverse
qualifiche. Nel frattempo  ha concluso  la Giunta regionale ha variato la struttura organizzativa dei
presidi territoriali idrogeologici e idraulici nonché affidato la gestione tecnico-amministrativa degli uffici territoriali dei
presidi, fermo restando le competenze in materia di difesa del suolo attribuite alle Province».
A seguire il presidente Scopelliti si è soffermato sull'attenzione riservata dall'ente da lui guidato al progetto. «Abbiamo
fatto  ha spiegato  gioco di squadra, convinti che bisognasse profondere tutte le risorse economiche e
le energie possibili per l'Ambiente. Per noi rappresenta un investimento serio per il futuro. La Calabria nel recente passato
è stata purtroppo bersagliata da una serie di fenomeni atmosferici, che hanno devastato molte realtà.
Contro l'inclemenza
del clima possiamo fare poco o niente, ma dobbiamo essere in grado però di prevenire. Una delle maniere migliori è
impedire la costruzione selvaggia in luoghi in cui è vietato edificare».
Sulla stessa lunghezza d'onda la Ferro: «L'opera di vigilanza è fondamentale per far sì che alla furia della natura, a volte
incontrollabile e incontenibile, non si aggiunga l'incuria o, peggio, la volontà di lucrare a ogni costo dell'uomo».


A DISTANZA DI QUALCHE MESE........................................................

 Giovedì 08 Settembre 2011

"L'Afor è incapace di gestire il servizio di vigilanza e sorveglianza idraulica"

Guccione, Censore, Aiello e De Gaetano presentano un'interrogazione a Scopelliti


I Consiglieri regionali Guccione, Censore (PD), Aiello e De Gaetano (Gruppo Misto), hanno presentato un’interrogazione a risposta immediata al Presidente della Giunta Regionale On. Giuseppe SCOPELLITI e all’assessore Regionale alle Infrastrutture ed ai Lavori Pubblici On. Pino GENTILE per sapere quali iniziative urgenti si intendono adottare per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno svolgimento delle attività del servizio di Vigilanza e Sorveglianza idraulica.
Tale situazione, infatti, rischia di procurare gravi danni a persone e cose, visto che il Servizio non può essere espletato in conformità alle leggi vigenti in materia, per una non adeguata capacità tecnica-organizzativa dell’A.FO.R..
Ad oggi, infatti, nonostante l’ A.FO.R. sia stata autorizzata ad assumere, a mezzo di procedure selettive, personale part-time con qualifica di sorvegliante, addetto ai centri di digitalizzazione dei dati georeferenziati e ufficiale idraulico, necessario allo svolgimento del predetto servizio e che il servizio di monitoraggio della rete idrografica regionale sia esecutivo dal 20 dicembre 2010, il personale assunto non è ancora stato dotato dell’attrezzatura minima e indispensabile per garantire il servizio pubblico essenziale sia per il rilevamento che per il trattamento dei dati riscontrati sul territorio.
Se a tutto ciò si aggiunge che per l’espletamento del servizio e, cioè, per il censimento costante delle opere idrauliche presenti e per la rilevazione delle situazioni di dissesto, pericolo ed abuso lungo le aste fluviali, mancano ancora una serie di strumentazioni tecniche e che la mancanza di tali strumenti rende vane tutte le attività d’ispezione effettuate dai sorveglianti e dagli ufficiali idraulici e che l’attuale organizzazione dell’A.FO.R. non assicura nessuna gestione dei dati rilevati da connettere ad un “Sistema Informativo”, essenziale per qualsiasi attività di prevenzione al Rischio Idrogeologico, ma principalmente di salvaguardia per incolumità della popolazione calabrese, Guccione, Censore, Aiello e De Gaetano chiedono a Scopelliti e Gentile se non si ritenga più idoneo che tali servizi trovino ad essere collocati nella “Autorità di bacino Regionale”, l’unico e solo ente preposto e a gestire tali attività (art. 2 della L. n. 35 recita infatti:"L'autorità di Bacino opera ...al fine di perseguire l'unitario governo dei bacini idrografici, indirizza, coordina e controlla le attività conoscitive di pianificazione, di programmazione e di attuazione inerenti ai bacini idrografici di propria competenza..."), per come avviene anche nelle altre Regioni Italiane.
Ecco il testo integrale dell'interrogazione:

Al PRESIDENTE del Consiglio
Regionale della Calabria
On. Francesco TALARICO
S e d e



Oggetto: Interrogazione a risposta immediata al Presidente della Giunta Regionale On. Giuseppe SCOPELLITI e all’assessore Regionale alle Infrastrutture ed ai Lavori Pubblici On. Pino GENTILE

Premesso che:
  • La Regione Calabria con la Legge regionale n. 31 del 19 ottobre 2009, modificata ed integrata dalla Legge Regionale n. 52 del 28 dicembre 2009, ha disposto le Norme per il reclutamento del personale - Presidi idraulici, al fine di garantire il servizio pubblico essenziale di monitoraggio della rete idrografica regionale.
  • L’A.FO.R. è stata autorizzata ad assumere personale part-time con qualifica di sorvegliante, addetto ai centri di digitalizzazione dei dati georeferenziati e ufficiale idraulico, necessario allo svolgimento del predetto servizio, a mezzo di procedure selettive ai sensi dell'articolo 16, legge 29 febbraio 1987, n. 56, eseguite secondo le procedure di cui alla delibera della Giunta regionale n. 266 del 14 maggio 2006 ed integrata dalle delibere di Giunta Regionale n. 668 del 08 ottobre 2007 e n. 961 del 09 dicembre 2008, presso le competenti sedi decentrate per l'impiego di ogni singola provincia in funzione del fabbisogno dei singoli presidi idraulici.
  • Il Commissario Liquidatore dall’Ente A.FO.R. Azienda Forestale della RegioneCalabria con Delibera n. 51 del 11/02/2009 ha approvato, in attuazione alle suddette leggi, l’avviso pubblico per l’avviamento a selezione di personale con le mansioni di:
-         sorveglianti ed ufficiali idraulici, con compito di monitorare la rete idrografica al fine di effettuare il censimento costante delle opere idrauliche presenti, delle situazioni di dissesto, pericolo ed abuso lungo le aste fluviali;
-         addetti ai centri di digitalizzazione dei dati georeferenziati, con l’immissione dei dati raccolti su software applicativo;
  • Con Deliberazione Commissariale n. 330 del 24 novembre 2010, l’A.FO.R. ha provveduto all’assunzione a tempo indeterminato del personale part-time da adibire al monitoraggio delle rete idrografica regionale, individuato a seguito delle suindicate procedure e il rapporto tra le parti è stato regolato con la Determina del Responsabile del Procedimento n. 1129 del 11 novembre 2010;
  • La Regione Calabria, su proposta dell’Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, con delibera di Giunta n° 602 del 14 Settembre 2010 in merito all’attivazione dei Presidi Territoriali Idrogeologici ed idraulici ha modificato ed integrato la Deliberazione n° 644 del 21 Settembre 2009, variando la struttura organizzativa dei Presidi Territoriali Idrogeologici ed idraulici nelle aree programma già individuate dall’art. 2 della L.R. 35/96, affidando all’A.FO.R. la gestione tecnico-amministrativa degli Uffici Territoriali del Presidio, ferme restando la competenze in materia di Difesa del Suolo attribuite alle Provincie dalla legge regionale n° 34/2002;
  • I servizi di controllo e monitoraggio che il Presidio svolge sono i seguenti:
-         servizio di Vigilanza e Sorveglianza idraulica (Capo I del R.D. 9 dicembre 1937, n. 2669) – consiste nella osservazione sistematica e programmata sia qualitativa che quantitativa di parametri fisici dei processi in atto nel bacino che rappresentano indicatori dello stato del bacino e del suo equilibrio (ci si può riferire a reti pluviometriche, a piezometri, idrografi, od altre reti strumentali); comprende le attività di rilevazione connesse alla gestione del Sistema Informativo del Rischio Idrogeologico e le attività anche di emergenza connesse alla Protezione Civile (Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004: “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile”);
-         servizio di Polizia idraulica (Capo VII del R.D. 25 luglio 1904, n. 523) – si esplica attraverso personale con la qualifica di Ufficiale Idraulico e/o Sorvegliante idraulico, con poteri anche sanzionatori (Capo II del R.D. 9 dicembre 1937, n. 2669), che vigila nei campi delle attività estrattive, delle cave, delle derivazioni idriche superficiali e sotterranee, degli effluenti liquidi, delle discariche di rifiuti, della protezione della flora e della fauna (in sintonia con le attività svolte dalle Province);
-         servizio di Piena (Capo VI del R.D. 9 dicembre 1937, n. 2669) – si esplica attraverso personale con la qualifica di Ufficiale Idraulico e/o di Sorvegliante Idraulico, che nella fase di allerta (durante un evento di piena), osserva, in maniera diretta e continua, i livelli idrici in corrispondenza di sezioni particolarmente significative, e, nella fase di allarme (dopo l’evento), assolve a Servizi di Protezione Civile atti a scongiurare danni a persone e cose o a ridurre il progredire dei dissesti (Delibera della Giunta della Regione Calabria n. 877 del 2 ottobre 2002).


Considerato che:
Ad oggi, nonostante che il servizio di monitoraggio della rete idrografica regionale è esecutivo dal 20 dicembre 2010, l’A.FO.R. non ha ancora dotato il personale dell’Attrezzatura minima e indispensabile per garantire il servizio pubblico essenziale, nella norma più adeguata sia per il rilevamento e sia per il trattamento dei dati riscontrati sul territorio.
Atteso che:
Per l’espletamento del servizio e cioè, il censimento costante delle opere idrauliche presenti e per la rilevazione delle situazioni di dissesto, pericolo ed abuso lungo le aste fluviali, MANCANO le seguenti strumentazioni:
-         Ricevitore GPS,per la localizzazione satellitare che consente di ubicare gli ambiti rilevati (dato fondamentale per il personale addetto ai centri di digitalizzazione dei dati);
-         Macchina Fotografica, per fornire una visione esatta della stato dell’ambito rilevato;
-         Strumenti di Misura, che permettano di effettuare con esattezza il censimento delle opere idrauliche;
-         Cartografia di dettaglio, adeguata al servizio ed aggiornata;
-         DPI - Dispositivi di Protezione Individuali, conformi e rispondenti alle caratteristiche dell’attività di sorveglianza;
-         Mezzi di trasporto, idonei al servizio;
-         Postazioni PC con software applicativi per garantire l’immissione dei dati raccolti e la digitalizzazione dei dati georeferenziati;
-         Sistema Informativo Territoriale e GIS, per assicurare l’Archiviazione dei dati georeferenziati, in modo che gli stessi siano fruibili.
La mancanza delle suddette Attrezzature (minime), rende vane tutte le attività d’ispezione effettuate dai sorveglianti ed ufficiali idraulici, e l’attuale organizzazione dell’A.FO.R. non assicura NESSUNA GESTIONE dei dati rilevati da connettere ad un “Sistema Informativo” che è essenziale per qualsiasi attività di PREVENZIONE al Rischio Idrogeologico, ma principalmente di salvaguardia per incolumità della popolazione CALABRESE
Si interrogano le S.V.
per sapere quali iniziative urgenti si intendono adottare per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno svolgimento delle attività del servizio di Vigilanza e Sorveglianza idraulica, poichè tale situazione rischia di procurare gravi danni a persone e a cose visto che il Servizio non può essere espletato in conformità alle leggi vigenti in materia, per una non adeguata capacità tecnica-organizzativa delL’A.FO.R.. E se non ritiene più idoneo che tali servizi, trovino ad essere collocati nella “Autorità di bacino Regionale”, l’unico e solo entepreposto e a gestire tali attività(art. 2 della L. n. 35 "L'autorità di Bacino opera ...al fine di perseguire l'unitario governo dei bacini idrografici, indirizza, coordina e controlla le attività conoscitive di pianificazione, di programmazione e di attuazione inerenti ai bacini idrografici di propria competenza..."), per come è attuato nelle altre Regioni Italiane.
Reggio Calabria, 07.09.2011
I Consiglieri Regionali
Carlo Guccione
Bruno Censore
Ferdinando Aiello
Antonino De Gaetano

giovedì 8 settembre 2011

TABELLE CHILOMETRICHE SORVEGLIANZA IDROGRAFICA REGIONALE

TABELLE CHILOMETRICHE  SORVEGLIANZA IDROGRAFICA REGIONALE

da Km 4 a Km 10 euro 3,25;
da 11 a 20 Km euro 4,50;
da 21 a 30 euro 6,00;
da 31 a 40 euro 7,00;
da 41 a 50 euro8;
da 51 a 60 euro 9,00;
da 61a 90 euro 10,50;
da 91 a 120 euro 13; per percorsi
superiori a Km 120  18,50  euro
 

lunedì 5 settembre 2011

FIELD E’..........


FIELD E’:
Organismo in house della Regione Calabria, soggetto pubblico, di diritto privato, tenuto ad operare nell’interesse esclusivo della Regione.

giovedì 1 settembre 2011

Emessi i pagamenti in favore di Arssa, Afor, Provincie e Consorzi di Bonifica






Area d'interesse: Bilancio
Data pubblicazione: 29-08-2011
La Ragioneria generale della Regione comunica di aver provveduto al trasferimento di importanti risorse in favore di Arssa, dei lavoratori idraulico forestali, dei Consorzi di Bonifica e delle Provincie di Cosenza, Crotone e Reggio Calabria. In particolare, 7 milioni e 500 mila euro sono stati liquidati all’Agenzia Regione Servizi Sviluppo e Agricoltura (Arssa), si tratta della quarta tranche prevista per il 2011. Sono stati pagati, inoltre, gli arretrati ai lavoratori idraulico forestali dell’Afor e dei Consorzi di Bonifica impegnati nei lavori di forestazione con la somma di 3 milioni e 186 mila euro. Sempre per le attività di forestazione e della gestione del patrimonio forestale regionale è stato effettuato il trasferimento di circa 6 milioni di euro in favore di Consorzi di Bonifica di tutto il territorio calabrese. Infine, nell’ambito del Piano per le attività di Istruzione e Formazione Professionale, la Ragioneria ha autorizzato il trasferimento della somma di 3 milioni 367 mila euro, così ripartiti per Amministrazioni Provinciali: per i 13 corsi formativi effettuati a Cosenza sono stati assegnati 1 milione e 215 mila euro; a Crotone, per 12 corsi, 1 milione e 122 mila euro; per Reggio Calabria, che ha svolto 11 corsi, 1 milione e 28 mila euro.
“Questi pagamenti – ha dichiarato l’Assessore al Bilancio e programmazione nazionale e comunitaria Giacomo Mancini - rappresentano l’ennesima risposta della Giunta Scopelliti alle esigenze di centinaia di lavoratori calabresi e testimoniano l’attenzione costante di questa Amministrazione per le diverse emergenze e per la crescita professionale anche attraverso l’istruzione e la formazione”.m.v.

domenica 28 agosto 2011

IL RISCHIO IDROGEOLOGICO IERI ED OGGI IN CALABRIA









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LA CALABRIA NELLA SECONDA META' DEL SETTECENTO
(di Armando Orlando)

            La carestia del 1764  interessò tutto il Regno e costituì un ostacolo all'incremento demografico delle province, poiché l'azione del governo fu protesa a fronteggiare la penuria di generi alimentari nella sola Napoli, onde evitare che nella città risorgesse lo spirito di Masaniello, sacrificando così le terre periferiche al bene della capitale.
            A Cosenza oro e argento venivano venduti per acquistare generi di prima necessità, ed ovunque i prezzi salivano vertiginosamente. Nelle campagne imperversavano i ladri di vettovaglie. Nei Casali della città bruzia gli abitanti rimasero senza pane e si nutrirono di erbe selvagge, e quando con la successiva annata agricola la situazione alimentare sembrò migliorare, un'epidemia di peste colpì le terre dei casali e si diffuse rapidamente nei paesi del Vallo, causando la morte di migliaia di persone. Umberto Caldora scrive che in quel periodo il popolo, per via della carestia, per fare il pane ricorse ai lupini, alle cicorie, al finocchio selvatico e ad altre erbe, e quegli espedienti rimasero in auge in ogni tempo, presso tutti coloro che non avrebbero potuto altrimenti sfamarsi. 
            In occasione della carestia il popolo affamato insorse in Amantea. Il sindaco fu rinchiuso nel castello, e solo gli interventi del governatore e del predicatore quaresimale riuscirono ad evitare il diffondersi della rivolta. Gli assalti ai magazzini ed ai forni si susseguirono con frequenza ed in molte zone della Calabria rifiorì il brigantaggio, con le bande di Pietro Capello di Malito e di Trincheo di Conflenti.  A Scigliano e Crotone i cittadini difesero con le armi le scorte di grano che i governanti avevano destinato altrove. A Cosenza i reclusi nel carcere furono lasciati morire per mancanza di pane. Ed il Tanucci, in un dispaccio dell'aprile del 1764, segnalò al Re di Spagna la presenza di tumulti a Nola, Taranto, Crotone e Rossano, aggiungendo che "ogni popolazione sta al passo per attrappare li grani che passino o per Napoli o per altri paesi del Regno".
            Responsabile della carestia - secondo Augusto Placanica - era anche il clima del tempo, ultima propaggine della little ice age, la cosiddetta piccola età glaciale moderna, subentrata a quell'optimum climatico medioevale che con il considerevole aumento dell'irradiazione solare aveva favorito la poderosa crescita delle terre italiane tra il 1000 ed il 1300. 
            Il fenomeno diede luogo allora a significative variazioni climatiche; le estati divennero più fredde e le temperature si allinearono alle medie autunnali; il freddo forte e le piogge violente fiaccarono la coltura del grano, che aveva bisogno di caldo per la maturazione. Il cereale raggiunse prezzi doppi e tripli rispetto alle quotazioni degli anni precedenti e folle di miserabili - scrive Placanica - spinti dalla fame ad emigrazioni faticose e inconcludenti, si disperdevano e s'incrociavano dappertutto, arrivando fin nella capitale, dov'erano inesorabilmente destinate a perire. Il pane scarseggiava e si affermarono l'orzo, l'avena, la segala e il granturco, produzioni a rendimento non elevato e con scarso potere nutritivo. Pane e pasta di grano entrarono solo nelle case dei ricchi e dei forestieri, mentre ai poveri era riservato il pane scuro, fatto con grani inferiori o misti o addirittura con segale, orzo, mais e persino con farina di castagne.
            Quella del 1763/64 - continua lo studioso di Catanzaro - fu la prima grande crisi di sussistenza che, per via delle incredibili dimensioni e della diffusione in ogni più remoto angolo del Regno, spingesse autorità e pubblicisti a pensare seriamente a riforme di struttura che accrescessero, e di molto, la produzione e la produttività dell'agricoltura meridionale. E Aurelio Lepre aggiunge che il 1764 diventò il punto di riferimento di tutte le polemiche, sia favorevoli alla liberalizzazione, sia contrarie. Tutte le disposizioni annonarie che furono date dopo quell'anno dovettero tenere conto della carestia e degli effetti che essa aveva avuto, accrescendo nelle masse popolari il timore della fame e rendendo più difficile, di conseguenza, l'adozione di riforme. Da quell'anno, inoltre, gli amministratori comunali furono costretti a fare ingenti approvvigionamenti di viveri, e ciò pesò fortemente sui bilanci, appesantendo le deboli finanze locali.
            Nel frattempo continuava in Calabria la lunga serie di eventi funesti e di catastrofi, e la regione veniva interessata da una lenta degradazione, favorita dalle caratteristiche orografiche del territorio.
            Nel 1767 un terremoto colpì molti paesi della Valle del Crati, a nord di Cosenza, arrecando gravi danni alle attività economiche, alla raccolta del grano e alla sericoltura. Nel 1782 i rioni della Cavallerizza e di Torre Vecchia a Nicastro furono spazzati dalla furia delle acque del torrente Piazza; l'alluvione provocò più di cento morti, i danni furono calcolati in un milione di ducati e gli abitanti del quartiere Cavallerizza furono costretti a trasferirsi altrove, dando origine al rione Bella.
            Nel 1783 si verificò il grande terremoto, al quale dedicheremo un intero capitolo di questa storia, e nel 1785 una pestilenza a carattere vaioloso portò ancora lutti e rovine in quelle terre già duramente provate dalla furia della natura. In quest'ultima occasione il medico Giuseppe Bruni riuscì a diffondere nella popolazione superstiziosa e ignorante la nuova pratica della vaccinazione, sicché nel 1787 l'infezione si poteva dire praticamente scomparsa. Nel 1790 un'epidemia colpì Monteleone; nell'ospedale furono ricoverati 1.200 infermi e la popolazione fu quasi dimezzata. L'anno dopo, il 13 ottobre 1791, una nuova scossa colpì la parte interna della Calabria centro meridionale, e nella notte tra il 28 ed il 29 ottobre un mare di pioggia cadde su quasi tutte le terre colpite dal terremoto, i fiumi si gonfiarono, strariparono e allagarono i campi e le case, causando cinquanta morti.
            Nel 1786 le inondazioni avevano toccato Soriano e Bagnara, e nel 1790 l'Ancinale aveva arrecato danni ai centri vicini. Nel 1793 un'altra grande alluvione si abbattè su Reggio e provocò sia la perdita di 400 vite umane che danni alle proprietà per due milioni di ducati. Due anni dopo le acque del Calopinace strariparono di nuovo e travolsero le abitazioni del rione San Filippo. 
            Intanto altre piccole carestie avevano colpito le terre della regione, ed un notaio nel 1798 scrisse che "tutti gli individui di Aiello e Casale delli Terrati tentarono di provedersi in altri luoghi, e specialmente nell'altra provincia di Calabria Ultra, ma essendovi ivi impedito il commercio per li grandi assassini che si commetterono sono stati costretti ad assaggiar la fame...si sono totalmente estenuati dalla fame, che sono arrivati a vivere, con far uso delli fiori delle fichi crude".
            In questo contesto i prezzi del grano continuarono a salire, ed i produttori spostarono le colture di cereali sempre più in alto, mentre i proprietari di animali andavano alla ricerca di nuovi pascoli. I Calabresi - scrive Giovanni Sole - lentamente, ma progressivamente, si allontanavano dal mare per attestarsi su zone impervie ma facilmente difendibili. Vennero allora messi in discussione gli usi civici praticati sulle terre demaniali e feudali, il seminativo si incuneò dappertutto, e dove non si seminava il grano si impiantavano gli alberi di ulivo.
            La trasformazione dei boschi in seminativi, scrive Giuseppe Brasacchio, fu il mezzo più comune per espandere la cerealicoltura e la pastorizia: più che la scure furono gli incendi - le "cesine" di antica memoria - a distruggere parte dei secolari boschi appenninici e la superstite macchia mediterranea del collepiano. Mentre per Emilio Sereni è la ricerca del profitto capitalistico che comincia a divenire il motore e il regolatore decisivo del ritmo dei dissodamenti.
            La Sila fu la prima montagna della Calabria a soffrire, perché, oltre a fornire spazi per il grano, doveva rispondere alla richiesta di legname, pece e resine per l'edilizia e per le costruzioni navali, mentre l'Aspromonte riuscì a conservare meglio le sue strutture economico-pastorali, limitandosi a rispondere ai fabbisogni del tempo solo con la produzione di olio. E dal momento che il 75% della popolazione calabrese viveva in centri dell'entroterra ubicati tra 250 e 750 metri di quota, la ricerca di nuove terre da disboscare e dissodare si manifestò tra i 400 metri di quota e la zona climatica del castagno: oltre i mille metri, spiega Brasacchio, le condizioni erano sfavorevoli per le colture, mentre le terre della marina non erano praticabili per la presenza della malaria che era padrona di un paesaggio desolante e spopolato.
            Per avere terre da coltivare e legna per riscaldarsi - citiamo ancora Sole - gli abitanti tagliavano boschi e foreste, pregiudicando gravemente la situazione idrogeologica. Le acque, senza essere convogliate negli antichi corsi, cominciarono ad allagare e impaludare il litorale e le spiagge. Terre prima popolate e coltivate si trasformarono via via in lande desolate in cui diventa padrona incontrastata la malaria...ed il mare, se prima era temuto e tenuto a distanza, ormai cominciava a sparire dalla cultura e dalla vista stessa della maggior parte dei calabresi. 
            Un male endemico, quello della malaria, che contribuiva a frenare il decollo demografico della Calabria e che interveniva a definire lo stato degli insediamenti umani, i tracciati stradali, la localizzazione delle attività economiche. L'uso della corteccia della china, una pianta introdotta per la prima volta in Europa nel 1640 dalla moglie del governatore del Perù, non aveva prodotto ancora un effetto determinante sulla cura delle febbri malariche, e già nel 1753 il vescovo di Isola lamentava l'abbandono della Diocesi e la desolazione delle sue terre, dove quasi tutti  i vescovi si ammalavano ed erano costretti a lasciare vacante la sede per molti anni.
            Quelle del Settecento furono scelte che ebbero effetti sinistri sull'equilibrio idrogeologico del territorio,  ricorda Brasacchio, ed i fenomeni regressivi si manifestarono prima con lentezza, e poi, quando l'azione dell'uomo si accentuava, essi crebbero di intensità. Il fenomeno del disfacimento del territorio non sfuggì agli studiosi del tempo, e nella relazione di Giuseppe Zurlo troviamo scritto che "le pendici aspre dei monti sono  dalla natura destinate a nutrire alberi, e non a soffrire lo squarciamento dell'aratro", mentre il cosentino Giuseppe Spiriti, acuto osservatore dell'economia regionale, denunciava che "si sono sboscati i monti per voglia di avere terre migliori da coltivare" ed ammoniva che "in pochi anni i monti deludono le mire dell'avarizia, han mostrato la loro nuda e sterile calvizia e i piani sottoposti sono stati messi in rovina da' torrenti, che hanno trascinato seco col terreno le arene e i sassi della montagna".
            La composizione della piattaforma geologica (graniti in montagna, argille e sabbie in basso nel collepiano), la configurazione orografica (con la dorsale appenninica che attraversava la regione in tutta la sua lunghezza, con quote che raggiungono i 2.000 metri, interposta tra i due mari a breve distanza), ed il
regime delle piogge (concentrate spesso in brevi e limitati periodi di tempo) furono i fenomeni che favorirono l'erosione del suolo e la degradazione del prato, ed il dissesto idrogeologico della Calabria, avviato nel Settecento, è ancora oggi sotto i nostri occhi.
            Ma la storia della Calabria è fatta assai più di permanenze che non di mutamenti: e se è vero che la storia economica e sociale si alimenta di trasformazioni indotte nel corpo della società, bisogna riconoscere che la Calabria ha subìto dei condizionamenti così grevi da parte delle strutture ambientali che il mutamento economico e sociale, dice Placanica, è stato così lento da apparire inesistente, almeno fino alle soglie dell'Ottocento ed oltre. E per mutamento economico e sociale si intende la lenta crescita delle classi umili, uscite fuori dalle secche dell'autoconsumo.
            Esemplare è la vicenda della seta, il cui ciclo produttivo si iniziava con la coltura del gelso e l'allevamento e trattamento del baco nelle campagne, e si concludeva nei telai cittadini.
            Nei primi anni del Settecento la Calabria aveva contribuito ancora in maniera notevole alla produzione totale del Regno, anche se la qualità, per il tipo di lavorazione "a mangano", risultava inferiore a quella del Piemonte, dove veniva praticata la lavorazione a telaio. Nella regione, però,  il governo di Napoli aveva sospeso nel 1751 i privilegi fiscali concessi all'industria di Catanzaro, e la produzione, diventata di scarsa qualità, era caduta sotto il controllo dei gabellieri e si era mostrata inadeguata a sostenere la concorrenza di altre regioni d'Italia, dove erano stati introdotti nuovi macchinari ed erano sorti veri e propri stabilimenti.
             Per migliorare la qualità si cercò di correre ai ripari tentando nuove sperimentazioni e favorendo lo scambio di maestri ed esperti; nel 1790 a Villa San Giovanni furono impiantate due filande ad aspo lungo. Non si ebbero, però, buoni risultati e qualche anno dopo la crisi dell'arte della seta divenne generale. La produzione di tessuti stranieri di qualità più corrente, con cotoni e lane provenienti dalle Americhe, si fece più intensa e l'economia concentrata della fabbrica ed i bassi costi della produzione industriale sostituirono la manifattura a domicilio, esercitata dalla maggioranza delle famiglie calabresi per secoli. In Italia solo Lombardia, Liguria e Toscana riuscirono a reggere le tensioni del mercato.
            E' in questo periodo, scrive Placanica, che le città maggiori di Calabria cominciano a perdere la connotazione semi-industriale che, grazie alla produzione di tessuti, finora hanno avuta: a cominciare da Catanzaro, da sempre capitale della seta, a Cosenza, fino a Reggio, dove almeno resiste la produzione delle essenze agrumarie, oggetto di esportazione. Inevitabilmente, intorno ad ogni città, le campagne cominciano ad assistere al declino delle colture a gelso, dell'allevamento del baco e dell'allestimento della materia prima da destinare alla città. L'alternativa è rappresentata dall'impianto massiccio di alberi di olivi al posto dei gelsi, non solo per soddisfare una più accentuata richiesta alimentare, ma per incrementare la produzione di quel lubrificante da fornire alle macchine inglesi e di quella materia grassa richiesta dai saponifici francesi. Gran parte dell'olio calabrese, infatti, risultando di bassa qualità, veniva acquistato dai mercanti come materia prima per il famoso sapone di Marsiglia, che in Francia era ancora prodotto secondo le antiche regole dettate da Luigi XIV nel l688.
            La crisi della seta, divenuta ormai irreversibile, assieme ad una maggiore richiesta di olio e di farina, furono avvenimenti che determinarono l'abbandono della coltura del gelso; al suo posto, come abbiamo visto, venne piantato l'ulivo e, nello stesso tempo, venne dato l'assalto al bosco. E, secondo alcuni studiosi, furono proprio i disboscamenti, effettuati dai contadini per ricavare il necessario alla sussitenza, a far uscire il Regno di Napoli dalla crisi che lo aveva colpito dal 1759 al 1766 e a far conoscere una nuova fase di ripresa demografica e produttiva. Lo sviluppo fu notevole e durò fino al 1780, per poi arrivare ad una nuova crisi, quella degli anni Novanta, complicata dal dissesto finanziario del bilancio dello Stato e dalla minaccia degli eserciti rivoluzionari francesi.
            Il fenomeno dell'aumento della superficie coltivabile - scrive Silvio De Majo, continuò nel corso dei decenni successivi, reso indispensabile dal costante incremento demografico dopo la crisi del 1764, ma la produzione di grano non era affatto sufficiente e  nelle campagne i contadini dovevano fare sempre più ricorso alla produzione di cereali alternativi più facilmente coltivabili, come il mais.
            Alla fine dei cicli altalenanti di sviluppo e di regresso la popolazione del Regno era passata da tre milioni di abitanti nel 1734 a quattro nel 1771 ed a cinque nel 1793. Dopo Napoli, le città più popolate erano Bari, L'Aquila e Reggio Calabria.          Uguale sviluppo si ebbe nel campo della produzione agraria e negli scambi, ed anche il reddito fondiario, negli ultimi cinquant'anni del secolo, raddoppiò. Alcune produzioni divennero pure pregiate: come la pece di San Giovanni in Fiore, dove erano attive quattro fornaci che fornivano il Regio Arsenale di Napoli; come le essenze nel reggino, la liquerizia ai confini settentrionali con la Lucania, il cuoio a Tropea e le distillerie tra Gioia Tauro e Briatico; come i fucili ed i cannoni per l'esercito prodotti nel cuore dell'Appennino calabrese e spediti dalla marina di Pizzo; come il vino di Cirò, prodotto sui terreni disboscati verso la marina e venduto nella Fiera istituita con Real Diploma del 1785, nella quale operavano i mercanti di Scilla, i droghieri di Bagnara, gli orefici di Cosenza, i mercanti di panno di Positano.
            Pece e liquerizia meritano qualche parola in più. Per la pece, scrive Placanica, la Sila, posta a pochi chilometri dai casali cosentini, era fortissima fornitrice della materia prima, l'albero del pino. La pianta trovava uno dei suoi principali destini nella cantieristica navale e nell'industria edilizia della capitale, ed i mercanti importavano a ritmo incessante tronchi e tavole dalla foresta bruzia. Lo sfruttamento del pino laricio per la produzione delle essenze interessava, invece, le popolazioni di tutto l'agglomerato presilano della Calabria settentrionale, dai casali di Cosenza a San Giovanni in Fiore, da Taverna nel Catanzarese a Carlopoli nel Nicastrese. La lavorazione cominciava ad ottobre e gruppi di lavoratori procedevano all'incisione o allo scavo nel tronco della pianta; a primavera l'oleoresina cominciava a trasudare nella cavità e da liquida diventava spessa e densa; la resina veniva così prelevata, riscaldata in caldaie e distillata. La raccolta durava tutta l'estate ed i prodotti della lavorazione erano l'acquaragia e la pece bianca, usati per vernici, mastici, adesivi, lubrificanti ed in farmacia. La pece nera, detta anche pece navale, si ricavava dal legno resinoso in schegge di pino e dopo tre anni di scavo lo stesso albero, non più utilizzabile, veniva abbattuto o abbandonato.
            La coltivazione della liquerizia, un arbusto alto oltre un metro, era invece diffusa intorno alla vasta piana di Sibari, nelle zone del litorale ionico della Calabria settentrionale e nel basso versante ionico delle Serre e dell'Aspromonte. Un sistema di stabilimenti provvedeva alla lavorazione della radice che, dopo l'estrazione, veniva macinata e polverizzata, oppure ammollata e fatta macerare in acqua bollente fino ad ottenere un impasto denso e rigido. La pianta nasceva in zone scarsamente popolate o addirittura soggette a fenomeni di impaludamento, in terreni acquitrinosi e freddi, prossimi al mare, e verso la metà di ottobre schiere fitte di lavoratori, ricorda ancora Placanica, scendevano dalle pendici della presila e dai casali di Cosenza verso le marine ioniche della Calabria per andare a lavorare come coglitori e cavatori della radice, ed il ciclo si concludeva con la fase dell'impasto e della confezione del prodotto, affidata alle donne.
            Ma il commercio ed i traffici di questi prodotti erano costantemente disturbati dalle incursioni dei corsari, ed anche se con l'avvento di Carlo III  le operazioni sulla costa si erano diradate, la pirateria sui mari perdurava, e la presenza dei corsari fu segnalata di continuo sulla rotta tra Scilla e Castella, ed anche al largo di Punta Stilo. Il trattato del 1740 con la Turchia aveva fallito l'obiettivo di mettere fine alle azioni dei Barbareschi, le Reggenze continuavano a minacciare i traffici marittimi e per sorvegliare i mari furono utilizzate le navi da guerra.
            In quel periodo la marina napoletana era interessata da una fase di grande evoluzione, grazie anche all'opera del ministro Acton, e nelle intenzioni della regina Maria Carolina la flotta del Regno, composta da 39 navi che portavano 962 cannoni, doveva arrivare ad eguagliare gli splendori legati alle tradizioni normanne, sveve ed angioine, favorendo l'espansione del Mezzogiorno d'Italia verso il Levante.
            Ma verso la fine del Settecento la pirateria aveva ripreso a imperversare pure sui litorali e sui mari della Calabria, e la marina borbonica fu impegnata a fronteggiare le navi corsare e a scoraggiare le imprese dei pirati. Tutti gli stati europei erano riusciti ad ottenere il rispetto delle loro coste e delle loro navi da parte dei corsari, grazie all'uso della forza o alla stipula di trattati . Ma Napoli, dopo Venezia, era stata l'ultima a firmare accordi di pace con le reggenze barbaresche, e negli anni a cavallo tra la fine del secolo e l'inizio dell'Ottocento più della metà delle navi catturate dagli algerini battevano bandiera napoletana, e la maggior parte degli schiavi era di origini siciliane, calabresi, pugliesi e campane.
            La rinascita della corsa barbaresca, con i carichi delle navi catturati e venduti e la massa degli schiavi concentrati in terra maghrebina in attesa del riscatto al miglior prezzo, dopo aver toccato l'apice nell'ultimo decennio del Settecento, si arrestò quasi completamente nel 1806 in virtù del trattato del 1799 tra Napoli e Tunisi, e dopo gli accordi del 1812  i battelli dei corsari cominciarono a commercializzare pacificamente le loro merci anche nei porti dell'Italia meridionale.




OGGI:


Rischi: idrogeologico

Il rischio idrogeologico in Calabria

La quasi totalità del territorio calabrese è interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico. Il territorio calabrese è infatti un territorio con forti dislivelli (in vari punti della Regione si passa in pochi chilometri dal mare alla montagna) e geologicamente "giovane", per cui la conformazione del territorio è spesso soggetta a modifiche naturali. La vulnerabilità del territorio calabrese al rischio idrogeologico è storicamente nota, a tal proposito è utile ricordare la definizione del Giustino Fortunato che già nel secolo scorso definì la Calabria "uno sfasciume pendulo sul mare". Numerosi sono gli eventi di dissesto idrogeologico verificatisi in Calabria che hanno provocato numerose vittime e danni molto elevati alla già debole economia regionale. Basta ricordare a tal proposito le disastrose alluvioni del 1951, del 1972-73, ma anche i recenti fenomeni alluvionali che hanno interessato Crotone nel 1996 e Soverato nel 2000. Negli ultimi decenni, il progressivo abbandono dei territori montani, la progressiva urbanizzazione di aree un tempo disabitate (frutto spesso di uno sviluppo urbanistico dissennato e dell'abusivismo) che ha interessato spesso aree in prossimità dei corsi d'acqua o di zone in frana, ha aumentato notevolmente l'esposizione del territorio al rischio idrogeologico. In questo senso emblematica appare la tragica alluvione di Soverato del 12 settembre 2000, causata dalla presenza di un campeggio in prossimità del torrente Beltrame.

Il continuo verificarsi di questi episodi ha aumentato la sensibilità verso il problema e sta producendo un cambio di rotta culturale: non ci si deve limitare più solamente sulla riparazione dei danni ed all'erogazione di sostegni economici alle popolazioni colpite , ma occorre creare cultura di previsione e prevenzione, diffusa a vari livelli, imperniata sull'individuazione delle condizioni di rischio ed all'adozione di interventi finalizzati alla minimizzazione dell'impatto degli eventi. A seguito dell'emanazione della
legge n. 267 del 3 agosto 1998 (legge Sarno), quasi tutte le regioni italiane hanno perimetrato le aree a rischio idrogeologico elevato o molto elevato. In Calabria l'Autorità di Bacino Regionale ha pubblicato nel 2001 il PAI, Piano di Assetto Idrogeologico Regionale che ha posto vincoli alla realizzazione di opere nelle aree a rischio elevato o molto elevato di alluvione o di frana.

Parallelamente è stato notevolmente potenziato il sistema di allertamento per preannunciare possibili fenomeni di dissesto idrogeologico e porre in atto tutte le iniziative necessarie a mettere in sicurezza la popolazione durante il verificarsi di eventi calamitosi. Il
Dipartimento Nazionale di Protezione Civile ha costituito la rete dei Centri Funzionali, che, ai sensi della Direttiva del Presidente del Consiglio del 27.02.2004, gestisce il sistema di allertamento sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile.

Lo stato della rete dei Centri Funzionali è diverso nelle varie Regioni italiane. Nella Regione Calabria, il Centro Funzionale, istituito fin dal settembre 2000 con l'
ordinanza di protezione civile n. 3081 del 12/09/2000 è stato recentemente trasferito al Settore Regionale di Protezione Civile (con deliberazione della giunta regionale n. 974 del 22.11.2005) ed ha avviato le procedure per ottenere la dichiarazione di operatività ai sensi della Direttiva PCM 27.02.2004. Nel frattempo in ottemperanza a quanto previsto dalla suddetta Direttiva PCM 27.02.2004 il sistema di allertamento viene gestito sulla base degli avvisi meteo e degli avvisi di criticità emessi dal Centro Funzionale Centrale del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile che vengono adottati e trasmessi ai comuni ed agli altri enti competenti dalla Sala Operativa Regionale di Protezione Civile.

TIRO A SEGNO NAZIONALE - SEZIONE DI PALMI

giovedì 25 agosto 2011

L'EX SINDACO DI PALMI RISPONDE.......




Il prefetto di Reggio Calabria Varratta ha disposto la sospensione del Consiglio comunale di Palmi e la contestuale nomina come commissario prefettizio di Antonia Bellomo, viceprefetto. Il provvedimento arriva dopo l'approvazione da parte dello stesso Consiglio di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Ennio Gaudio.






L'EX SINDACO DI PALMI RISPONDE...........





- Dopo la mozione di sfiducia al sindaco Gaudio -
PALMI - Pdl in frantumi dopo la sfiducia al sindaco Ennio Gaudio. Gigi Fedele interviene per difendere l'ex primo cittadino, attaccando i pidiellini che hanno votato la mozione. Gli strali del capogruppo regionale si abbattono in particolare sul vicecoordinatore provinciale dei berlusconiani, Ernesto Reggio, che da ex vicesindaco e punto di riferimento di Scopelliti a Palmi aveva guidato la fronda.  «Reputo gravissimo – ha scritto Fedele in una nota - che questo stato di cose si sia verificato proprio nella città in cui opera il vicecoordinatore provinciale del Pdl che, essendo stato nominato anche vicesindaco di Palmi (certamente non per il consenso elettorale) e che, per questo, avrebbe dovuto svolgere una funzione da mediatore, abbia costituito, alla fine dei giochi, l’elemento di rottura che ha provocato il declino dell’amministrazione Gaudio: purtroppo alcuni ruoli non si possono ricoprire quando non si possiede il giusto carisma». Parole forti, critiche inequivocabili anche sul piano dei rapporti di forza interni al partito, perché mettono in dubbio le qualità politiche di una figura di vertice come Reggio. Ma anche pesanti bordate all'indirizzo di un gruppo consiliare compatto, composto da 5 rappresentanti del Pdl che sono stati uniti dall'inizio alla fine della crisi durata un anno, fino alla mozione di sfiducia approvata nella riunione di lunedì scorso del civico consesso. Fedele, rinnovando la stima nei confronti dell'ex sindaco, definisce «da irresponsabile l'aver sfiduciato il primo cittadino», che quattro anni fa si era candidato da indipendente alla guida di una coalizione di centrodestra, dopo aver concluso una lunga e brillante carriera negli alti ranghi della polizia di Stato, nelle cui fila era stato questore.

Agostino Pantano

giovedì 18 agosto 2011

calabria torrenti e fiumi inquinati


"Le cattive notizie per il sistema marino-costiero della Calabria jonica viaggiano lungo fiumi e corsi d'acqua minori, arrivando alle foci da cui si riversano a mare. Tutti e 8 i punti campionati, infatti, sono risultati gravemente contaminati da inquinamento microbiologico". E' questo l'allarme lanciato da Goletta Verde - la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo di Consorzio Ecogas e Novamont. Focalizzate sui punti critici, le analisi dei biologici di Goletta Verde hanno evidenziato con campionamenti puntuali una situazione di forte sofferenza presso le foci dei fiumi, con grave rischio anche per le zone limitrofe. Prese di mira le foci dei fiumi Alli, Esaro, Fiumarella e Neto, nonche' quelle dei torrenti Coriglianeto, Trionto, Arango (a valle dello scarico del depuratore segnalato fuori servizio), e la Fiumara che attraversa il territorio del comune di Sella Marina.
"Le analisi di Goletta Verde sono un forte grido d'allarme: mettono in evidenza una situazione di gravissimo deterioramento dei fiumi e dei corsi d'acqua minori, e quindi del mare calabrese - ha commentato Nunzio Cirino Groccia, segreteria nazionale Legambiente - proprio nell'anno in cui e' entrata in vigore la nuova normativa sulla balneabilita', con limiti assai piu' permissivi rispetto alla precedente Dpr 470/1982. E' del tutto evidente come la grave contaminazione microbiologica dei fiumi calabresi sia legata a doppio filo con reti fognarie e servizi depurativi deficitari".


GOLETTA VERDE

sabato 9 luglio 2011

REGGIO CALABRIA - LA NUOVA GIUNTA PROVINCIALE

Presentata la nuova Giunta provinciale di Reggio Calabria

Reggio Calabria. Una notizia fresca d’inchiostro. Presentata la nuova Giunta provinciale di Reggio Calabria (la squadra al completo nella foto di Adriana Sapone). Ecco i nomi e le deleghe della squadra che affiancherà il Presidente Giuseppe Raffa. Giovanni Verduci (UDC), Vicepresidente con Delega alla Programmazione economica, Finanze, Bilancio, Tutela dei paesaggi, difesa del suolo e delle coste. A Giuseppe Pirrotta (PDL) è stata assegnata la Delega all’Urbanistica, Pianificazione e Assetto del territorio, mentre a Domenico Giannetta (PDL) vanno le Attività Produttive, Politiche del Personale e Sindacali. Gaetano Rao, esterno (in quota PDL) è invece, il nuovo assessore all’Agricoltura e alla Forestazione con deleghe anche a Caccia e Pesca, immigrazione ed emigrazione. La Delega “Politiche e Pianificazione Culturali, Beni culturali e Difesa della Legalità” è stata conferita a Eduardo Lamberti-Castronuovo (SUD). A Mario Candido (Partito Socialista Nuovo PSI ) è andata invece la Delega alla Pubblica Istruzione, Edilizia Scolastica, Università e Ricerca, Minoranze linguistiche, Valorizzazione e Tutela dei borghi storici. Infine, l’Assessorato ai Trasporti, Programmazione, Protezione Civile, politiche di Sviluppo Area Metropolitana, Giovanni Calabrese (Scopelliti Presidente).
Il Presidente della Provincia, Giuseppe Raffa, mantiene invece a se le seguenti deleghe: Ambiente ed Energia, Società partecipate, Infrastrutture Nautiche ed Aeroportuale, Viabilità, Lavoro e Formazione professionale, Politiche Sociali e Associazionismo e Volontariato, Politiche della case ed Edilizia residenziale pubblica, Progetti Speciali relativi a Piana e Porto di Gioia Tauro, Demani e Patrimoni, Autoparco, URP-Sistemi informatici-Comunicazione e Innovazione, Maketing e Promozione territoriale e Istituzionale, Spettacolo, Sporto ed Impiantistica sportiva
Giovedì 07 luglio 2011

NOTIZEI PALMESI

Alessandro Nicolò: ‘A Palmi serve coesione’



REGGIO CALABRIA, 6 LUG - "A Palmi è giunto il momento di riportare la discussione nel centrodestra e sull’amministrazione comunale nei termini più consoni alla politica". E’ quanto afferma il Vicepresidente del Consiglio regionale, Alessandro Nicolò. "I verbalismi delle ultime ore - nonostante l’invito, da me condiviso, del collega Fedele a ritornare a parlare con la serenità che impone la responsabilità, soprattutto di chi governa, di tutelare il bene comune, non servono alla città di Palmi, né alle prospettive future del centrodestra che in quel comune è riuscito a ottenere un risultato elettorale straordinario e determinante. Nel riconoscere il buon lavoro della compagine amministrativa guidata da Ennio Gaudio, vorrei richiamare l’attenzione di tutti gli amici invitandoli a riflettere in maniera serena, evitando termini postremi, personalismi, incomprensibili per l’opinione pubblica palmese che sta assistendo in maniera stupita a certe forme di polemica che non giovano né a trovare le giuste soluzioni per irrobustire il centrodestra palmese, né ad affrontare, con il dovuto piglio, i problemi dello sviluppo". "Siamo alla vigilia di grandi appuntamenti per Palmi - sostiene ancora Nicolò - a partire dalla realizzazione di grandi opere infrastrutturali e civili, come il nuovo ospedale della Piana, obiettivi che hanno bisogno di forte coesione politica ed amministrativa e non di polemiche malcelate di primazie personalistiche o, peggio ancora, da rese dei conti (contro chi? E per che cosa?). La vicenda palmese dunque è materia che va affrontata e discussa con alto senso di responsabilità politica sulle soluzioni da intraprendere in un proficuo confronto con il partito. Un dialogo in cui prevalga la politica come strumento di strategia di un grande e responsabile partito in grado di ritrovare nel momento della necessità, sintesi e forte senso di unità coniugandola ai bisogni della società. E, di conseguenza, adottare le necessarie soluzioni".(ANSA).


Regione: la nota di Fedele (Pdl) su Giunta Palmi
“Sarebbe grave e disastroso per il futuro di Palmi, e per la sua crescita, se l’amministrazione comunale guidata da Ennio Gaudio dovesse interrompersi prima della scadenza del mandato”. A dirlo, il capogruppo del Pdl in Consiglio Regionale, Luigi Fedele.
“Diventa indispensabile – dice Fedele – che il programma stilato, in questi mesi, dalla giunta di centrodestra della cittadina pianigiana giunga al termine. Sono state, infatti, messe a punto, e avviate, una serie di opere strategiche per il futuro del comprensorio come la realizzazione del nuovo ospedale o del porto di Palmi; la stesura di un Piano strutturale strategico e il rilancio del cinema e del teatro ‘Sciarrone’. Queste sono solo alcune delle opere che, se si realizzasse l’interruzione dell’esperienza amministrativa dell’attuale primo cittadino Gaudio, rimarrebbero soltanto idee in cantiere e priverebbero la comunità palmese di godere di interventi necessari per la crescita e lo sviluppo di tutta la zona circostante”.
Continua il capogruppo: “Ecco perché occorre, più che mai, un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le parti coinvolte: una necessità di confronto e di dialogo che deve nascere nell’esclusivo interesse dei cittadini che, al contrario saranno costretti ad accettare scelte incomprensibili e subiranno, per questo, danni notevoli. Un raffronto costruttivo, quindi, che deve partire, certamente, dal sindaco stesso e che deve coinvolgere in modo particolare espressamente quella parte del Pdl chiamata ad uno sforzo cospicuo per ricercare quelle soluzioni utili, soprattutto, all’approvazione del bilancio e alla realizzazione delle opere in corso”.
“Nessuno – conclude Fedele – può essere così irresponsabile da provocare seri danni alla comunità. Adesso, bisogna accantonare i personalismi e le futili questioni per mettere un punto definitivo a questa sorta di telenovela che va avanti, ormai, da mesi. Invito, pertanto, quella parte del Pdl e soprattutto, il vice-coordinatore provinciale e il presidente del Consiglio di Palmi, in considerazione anche del proprio ruolo, ad un impegno concreto che porti alla ricerca delle giuste soluzioni per recuperare il tempo perso e continuare a sostenere  un’amministrazione che può dare ancora molto alla comunità palmese”.  

mercoledì 6 luglio 2011

NOTIZIE DA PALMI

NOTIZIE DA PALMI..................


Palmi (Rc): capogruppo al consiglio provinciale interviene su crisi comunale

Mercoledì 06 Luglio 2011 09:05
Segue la nota diffusa: Segue la Dopo aver appreso nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale la volontà del Sindaco di rassegnare dimissioni irrevocabili, per dedicarsi a suo dire ai propri affetti ed ai propri hobbies, la carta stampata riferisce che Gaudio, smentendo se stesso, è alla ricerca, come già aveva tentato qualche mese addietro, del sostegno di chi – per quattro anni – è stato all’opposizione e a sinistra, al fine di portare al termine naturale la propria consiliatura.


Ciò suscita alcune riflessioni.


Preliminarmente, attesi i continui ammiccamenti a destra e a manca a cui ci ha abituato il Primo cittadino, ci si domanda se questa amministrazione sia ancora di centrodestra o meno.


Ammesso e non concesso che Ennio Gaudio sia riconducibile ancora al PDL, ricordo che l’impegno profuso negli ultimi giorni dall’amico On. Fedele, è stato già messo in campo dalla Lista Scopelliti Presidente sin dal mese di gennaio.


A quel tempo, infatti, l’intervento dello stesso Gigi Fedele e di tutti i più autorevoli esponenti del PDL aveva fatto sì che un nostro consigliere, inizialmente seduto tra i banchi dell’opposizione, entrasse in maggioranza per dare inizio ad un nuovo corso amministrativo, così impedendo di fatto la fine anticipata del mandato.


Ebbene, a sei mesi di distanza, può dirsi che la fiducia riposta nella persona del dott. Gaudio è stata mal ricambiata dallo stesso e dai suoi collaboratori “di peso”. Ma su questo, senza scendere nei particolari elettorali e non, è bene stendere un velo pietoso.


Ora, piuttosto che ricercare un improbabile appianamento delle instabilità in seno al comune palmese, è il momento di interpretare – senza alcuno spirito di rivalsa – il volere della gran parte dei cittadini, rimanendo aderenti quanto più possibile alla realtà sociopolitica che si percepisce nella nostra comunità.


Le domande da porsi sono quattro.


Vogliono i palmesi che Ennio Gaudio sia ancora il Sindaco della città?


Intende il Primo cittadino rinunciare alla corsa solitaria e telecomandata da chi non ha avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio degli elettori?


È intenzione del Sindaco liberarsi delle zavorre che lo hanno rallentato prima e danneggiato poi?


Vuole egli rinunciare all’egoismo di pochi ed accettare di essere comprimario nella squadra del centrodestra?


Va evidenziato – rimanendo nel gergo calcistico – che la maggior parte delle partite arriva ai minuti di recupero senza alcuna possibilità di ribaltare il risultato.


In questo senso, pur apprezzando e facendo mia la concezione della politica come arte della mediazione – alla quale mai ci siamo sottratti, né oggi intendiamo farlo – sarebbe un errore inescusabile far degenerare la stessa mediazione in un vero e proprio accanimento terapeutico.


Attendiamo di conoscere dal Sindaco le dovute risposte, con la legittima pretesa che egli si sacrifichi sull’altare delle Istituzioni Regionali e Provinciali, rendendole nelle sedi più appropriate.


Il tempo delle decisioni di fronte ad un cappuccino è finito.


Ciò detto, l’intera città si rimette alle ponderate determinazioni del Sindaco e dei Consiglieri comunali tutti.






Avv. Giuseppe Saletta


Capogruppo al Consiglio Provinciale


Lista Scopelliti Presidente

DISCARICHE ABUSIVE

Discarica abusiva sequestrata nel Soveratese
Soverato, 1 luglio 2011 - I militari della Guardia di Finanza di Soverato hanno individuato e sottoposto a sequestro, nei pressi dell'ospedale di Chiaravalle Centrale, un'area di circa 30.000 metri quadrati su cui insistono alcuni capannoni ed edifici industriali in stato di abbandono con coperture in Eternit nonché un deposito incontrollato di rifiuti, speciali e non. Sul posto è stata riscontrata la presenza di fonti altamente inquinanti, quali materiali ferrosi, fusti metallici, batterie usate, carcasse di autovetture nonché ingenti quantità di lastre di Eternit.L'operazione ha portato alla denuncia di quattro persone, tre delle quali proprietarie del terreno, responsabili di esercizio abusivo dell'attivita' di raccolta e gestione di rifiuti pericolosi e speciali.