sabato 23 novembre 2013

Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico....l'ITALIA SOMMERSA



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 LE CONTINUE ALLUVIONI E LE ESONDAZIONI DEI FIUMI

La presenza dei fiumi ha sempre rappresentato per l'uomo una parte importante della sua vita e del suo sviluppo economico; ma ha anche creato dei problemi relativi alla sua sicurezza. Infatti, se è vero che i fiumi, e l'acqua più in generale, rappresentano la materia prima che alimenta la vita dell'uomo, è purtroppo anche vero che essi molte volte diventano causa di morte e di distruzione. Per il nostro paese il problema  della difesa dalle alluvioni ha preso corpo dopo i grandi disastri causati dall'alluvione del Po nel Polesine nel 1951, dalla frana del Vajont nel 1963 e dall'alluvione dell'Arno a Firenze nel 1966, Sarno, Soverato, Giampilieri, Scaletta, Bivona, Genova e ora in Sardegna e Calabria Ionica.
http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2013/11/Dissesto-idrogeologico-Italia-Sardegna.jpg

 Che cosa sono le alluvioni ?

Per alluvione si intende lo straripamento di una piena relativamente elevata, sopra gli argini naturali o artificiali di un corso d'acqua. Spesso l'alluvione è accompagnata da una serie di fenomeni di dissesto del terreno che interessano tutto il bacino del corso d'acqua in piena.

* Le pendici ed i versanti delle valli diventano sedi di frane, scoscendimenti e smottamenti

* Il letto del fiume e le zone vicine vengono allagate. 

LE CAUSE

Le cause di un'alluvione possono essere imputate sia alla natura che all'uomo.

Fattori naturali:

*  quando forti piogge precedute da un lungo periodo piovono si sovrappongono al fenomeno del disgelo o sono accompagnate da forti venti e temporali.

*   quando il bacino del fiume ha una forte pendenza ed è privo di vegetazione per trattenere l'acqua che scorre.

 Fattori  umani:

* abbandono , con conseguenze degrado, di prati, pascoli e boschi

* tagli boschi troppo intensi

* realizzazione di opere senza rispetto dell'equilibrio preesistente nel bacino del fiume, come la costruzione di strade a mezza costa sulla montagna con notevoli sbancamenti, oppure la realizzazione di opere di sistemazione dei torrenti mal progettate o mal costruite.

* Restringimento dell'alveo dei torrenti e dei fiumi

* Estrazione indiscriminata di materiale dall'alveo

* Costruzione di muri disposti di traverso o lungo il corso d'acqua senza uno stutdio approfondito delle caratteristiche di quel torrente o fiume.

* realizzazione di sbarramenti e bacini senza tutte le cautele che simili opere richiedono.

* Cementificazione sfrenata.

* Uso indiscriminato DISERBANTI.

 PREVENZIONE 

Per poter affrontare le alluvioni ed evitarne i pericoli bisogna studiare e conoscere tali fenomeni, soprattutto per quei torrenti o fiumi in cui si verificano più spesso. Occorre misurare con apparecchi di registrazione i fattori del clima che creano le condizioni di pericolo: precipitazioni atmosferiche, temperatura, umidità, vento, pressione, radiazione solare. Occorre misurare l'altezza dell'acqua dei torrenti o fiumi in certi punti chiave e per molti anni. Occorre studiare più a fondo quei torrenti o fiumi che più frequentemente sono sedi di fenomeni alluvionali e predisporre le opere di difesa ( briglie, argini ecc.... )

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico
I numeri che l'Italia deve cambiare

da L'ESPRESSO

 Il ciclone sardo, 16 morti, oltre 2mila sfollati, era imprevedibile. Ma c'è molto che si potrebbe fare per tutelare persone, case, strade e città da questi eventi. Investendo per proteggere l'ambiente. Ma dal governo non arriverà che un decimo di quello che serve, anche quest'anno. Parla Alessandro Trigila, tecnico dell'Ispra




















Frane, alluvioni, dissesto idrogeologico 
I numeri che l'Italia deve cambiare
Pioggia. Tanta, troppa, torrenziale: 450 millimetri in 12 ore. Fermare il fango, a quel punto, è diventato impossibile. E l'acqua ha inghiottito 16 persone, ne ha costrette più di duemila a scappare. Un evento estremo, legato però a una prassi costante: quella di divorare l'ambiente. «Il rischio non si riesce mai a portare a zero, ma si può far molto per prevenire i danni più gravi», spiega Alessandro Trigila, ricercatore dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione dell'ambiente) ed esperto di frane e dissesto idrogeologico: «È ancora presto per valutare gli effetti del ciclone, capire cosa si sarebbe potuto evitare, ma un dato è certo: il consumo di suolo c'entra, se consideriamo più in generale la situazione sul dissesto idrogeologico a scala nazionale».

Lo si ripete ad ogni emergenza: bisogna ridurre la cementificazione, fermare quegli otto metri quadri al secondo di terra che vengono rimpiazzati, anche in questo istante, dall'asfalto. Parole che però restano nel vuoto: le costruzioni aumentano e al posto di frenarsi su boschi o pianure le alluvioni si abbattono su strade, palazzi, capannoni. «Nel 1956 era urbanizzato il 2,8 per cento del territorio. Oggi è il 7: più di due volte tanto. Consumare il suolo a questa velocità significa aumentare l'esposizione delle persone alle conseguenze dei fenomeni naturali». Anche perché malta e mattoni non hanno seguito affatto il passo della popolazione: «Nel 1961 l'Italia aveva 50 milioni di abitanti, nel 2011 sono diventati 57. Il 12 per cento in più. Nello stesso periodo però le case sono passate da 14 a 27 milioni. Con un aumento di circa il 100 per cento».

La fotografia è desolante, e ben nota. «Ma non è irrimediabile», insiste Trigila: «Per prevenire i danni gli interventi si possono fare: mettere in sicurezza i letti dei fiumi, costruire argini più forti, de-localizzare i luoghi più esposti, attivare sistemi efficaci di allarme, aggiornare costantemente le carte dei rischi e tenerne al corrente la popolazione». Interventi possibili, ma costosi. E il portafoglio dello Stato è sempre più risicato: «Nel 2008 lo stesso ministero dell'Ambiente aveva valutato in 40 miliardi di euro i fondi necessari a mettere in sicurezza paesi e città. In 15 anni ne sono stati spesi 4,25. Ovvero 300 milioni all'anno: troppo poco. E come se non bastasse nell'ultima legge di stabilità i finanziamenti a questo scopo sono stati ridotti ancora, a un decimo: 30 milioni per il 2014».

Nel frattempo poi, sono iniziati gli effetti, concreti, del cambiamento climatico, per cui «eventi atmosferici gravi come le alluvioni», spiega il ricercatore: «che prima si ripetevano a grandi distanze di tempo, oggi sono sempre più intensi e ravvicinati», per cui tutte le infrastrutture che non li avevano considerati affatto ora sono molto più esposte.

«Per questo è fondamentale il monitoraggio», conclude Trigila: «Noi lo facciamo con le frane: un database nazionale pubblico e consultabile dove c'è traccia delle 487mila frane segnalate dai tempi dei romani, così come i luoghi in cui potrebbero avvenire». Per le alluvioni a tenere conto dei dati sono le Autorità di bacino, ora in via di riorganizzazione. Un riferimento costante, nazionale, non c'è: «Quello che sappiamo è che ci sono 12.873 chilometri quadrati di suolo a criticità idraulica, senza nemmeno considerare gli scenari più catastrofici», come quello che ora ha colpito la Sardegna.

«Bisognerebbe essere rigidi, oggi, almeno sui vincoli: vietare di aumentare i rischi nei piani regolatori», chiede Trigila. Ma questo, nelle mani dei politici, significherebbe molti soldi in meno nelle casse  dei comuni. Per cui più che un consiglio, è una speranza.



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 Alluvione, parla il geologo: la legge contro il dissesto c'è, ma non è stata applicata 
da PANORAMA.IT
Il ciclone che ha messo in ginocchio la Sardegna ha fatto danni che sono dovuti al dissesto idrogeologico del territorio. Panorama.it ha intervistato Sergio Grauso, geologo dell'Enea
  Una strada completamente allagata
La Sardegna è una regione particolarmente a rischio? Una stima recente parla dell'81% dei Comuni dell'isola a rischio di dissesto idrogeologico.
Tutto il territorio italiano è esposto a questo rischio. Aver costruito senza criterio e non aver saputo pianificare e prevedere i rischi ha portato a questo. Non possiamo dire che esiste una zona del paese esente da questo tipo di rischio.
I cambiamenti climatici hanno un ruolo determinante?
Sicuramente nell'ultimo decennio stiamo assistendo a una estremizzazione degli eventi climatici: si stanno verificando con una certa frequenza eventi che prima avevano tempi di ritorno molto lunghi. Infatti in pratica ogni anno assistiamo a un'alluvione e non si salva nessuna zona: un anno al nord, un anno al Sud...
Cosa andrebbe fatto?
 La galleria di Mughina
Basterebbe applicare la legge 183/1989 sulla difesa del suolo, una legge cardine che ha determinano una svolta nella consapevolezza di certe problematiche in Italia. Da allora c'è stata l'attivazione di servizi a livello regionale e abbiamo finalmente una conoscenza piena del territorio. Quindi ormai conosciamo bene i rischi, ma per quel che riguarda ciò che va fatto per fronteggiare le emergenze e prevenire i danni la legge è rimasta inapplicata.
Cosa prevedeva la legge?
 Vigili del fuoco
Molte cose. L'attivazione di contratti di assicurazione per la copertura di certi rischi, la delocalizzazione con la previsione di indennizzi ai privati. In pratica si prevedeva lo spostamenti di edifici e infrastrutture, con una certa selezione fatta in base al livello di rischio e al valore in termini di beni coinvolti e di vite umane. C'è stata poi anche un'indagine conoscitiva effettuata nel 1998 dal Senato per verificare l'applicazione della legge a distanza di 10 anni dalla quale emergeva che, soprattutto in certe zone, molte parti della legge sono rimaste inapplicate anche per interessi criminali.
La colpa è quindi di una pianificazione urbanistica sbagliata e di una mancata correzione del tiro?
L'italiano del passato aveva molto più giudizio nel costruire, non a caso i vecchi centri abitati sono collocati in zone meno esposte al pericolo. Le antiche mura si fermavano sul ciglio delle scarpate, considerate un limite invalicabile. Ma a partire dal dopoguerra quel limite si è superato. Unitamente alla criminalità e all'abitudine di costruire al di fuori delle regole, il superamento di questo limite naturale ci ha portato a situazioni molto esposte alla pericolosità naturale del territorio. E' normale che avvengano le frane, fanno parte dell'evoluzione del paesaggio. Le frane diventano disastro quando si è costruito dove non si doveva.
 Paesaggio Infernale
Con il cambiamento climatico cosa dobbiamo aspettarci?
Disastri di questa portata saranno più frequenti. I climatologi stanno studiando il processo di cambiamento e mettendo a punto modelli di previsione; di conseguenza i geologi possono rivedere i tempi di ritorno di certi fenomeni. Si arriverà sul fronte della ricerca a risultati utili. Il problema però sarà sempre la necessità di impiegare ingenti capitali per cercare di mitigare l'effetto di questi fenomeni. Noi geologi abbiamo sempre affermato che dopo tutto intervenire in questi termini significa anche rilanciare l'economia, rimettere in moto le imprese del campo edile. E poi curare costa molto di più che prevenire, ma in Italia purtroppo non abbiamo la lungimiranza di spendere oggi apparentemente senza motivo. Non capiamo che in realtà è per non dover pagare domani un prezzo molto più alto, anche in termini di vite umane.
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 La tua casa è a rischio alluvione?

di - 19/11/2013 - Nel nostro Paese sono ben 6.153.860 gli abitanti esposti e più di 6mila i Comuni a rischio (l'82% del totale)



La tua casa è a rischio alluvione?
Tante parole, pochi fondi. Se il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando aveva definito soltanto un mese fa la lotta contro il dissesto idrogeologico come «una grande emergenza nazionale» e come «il più grande investimento infrastrutturale che il nostro Paese aveva in questo momento il dovere di compiere», per la difesa del territorio alla fine sono stati previsti nella legge di stabilità soltanto pochi spiccioli. Lo avevano denunciato diverse associazioni per la tutela dell’ambiente, così come i Geologi: se – in base alle stime dello stesso Orlando - «solo per mettere in sicurezza le aree a più elevato rischio servirebbero circa 11 miliardi» (40 per un piano straordinario, spalmati in 15 anni, quindi circa 3 miliardi di euro all’anno, ndr), alla fine erano stati sbloccati soltanto 1,3 miliardi per interventi immediatamente cantierabili (in base agli accordi di programma fatti con le Regioni per far fronte all’urgenza). Per quanto riguarda i nuovi fondi, invece, erano stati stanziati solo 180 milioni in tre anni: 30 milioni per il 2014, 50 per il 2015 e 100 per il 2016. Anche se Orlando aveva chiesto un aumento dei fondi fino a 500 milioni di euro, oltre alla rimodulazione del Patto di stabilità per gli enti locali protagonisti di interventi contro il dissesto idrogeologico. Risorse giudicate insufficienti per far fronte al problema: le polemiche sono ripartite di fronte alle immagini della devastazione in Sardegna, colpita da pesanti alluvioni che hanno già comportato la perdita di 17 vite umane.
SARDEGNA-ALLUVIONE
IL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN ITALIA –  Per un intervento immediato Enrico Letta ha intanto annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per l’emergenza maltempo in Sardegna. Ma è sulla prevenzione e sugli interventi necessari per rimettere in sicurezza il Paese che, spiegano i critici, l’esecutivo dovrebbe erogare maggiori fondi. Oltre ad evitare catastrofi come quelle che hanno colpito la Sardegna, a risparmiare potrebbero essere in prospettiva le stesse casse dello Stato (secondo le associazioni di categoria, negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione, ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, ndr). La situazione del territorio italiano preoccupa non poco anche altre Regioni. Basta leggere i numeri per comprendere quanto sia grave la situazione. Come ha spiegato il Consiglio nazionale dei Geologi, in Italia sono ben 6.153.860 gli abitanti esposti alle alluvioni. «Il probabile aumento delle temperature potrebbe portare in Europa inondazioni più frequenti ed intense, secondo l’Agenzia europea. Ma quello che sta accadendo non è soltanto colpa dei cambiamenti climatici. A fine agosto noi geologi avevamo già detto dei rischi e della fragilità del territorio», ha denunciato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. Le cifre mostrano come l’urbanizzazione sfrenata abbia eroso dal 1985 fino ad oggi ben 160 km di litorale. Ma non solo: c’è anche la questione degli incendi. «Il 72% risulta essere di natura dolosa, il 14% di natura colposa e il restante 14% di natura dubbia», ha spiegato Graziano. La soluzione? Il presidente dei Geologi ha ricordato come da tempo si richieda l’istituzione di una commissione che possa affrontare problematiche di natura ambientale, proprio come fece la Commissione De Marchi, istituita a seguito dell’alluvione di Firenze del 1966. Da allora poco è stato fatto: le stesse cifre (i 40 miliardi per un piano di 15 anni, necessarie per affrontare il problema) oggi citate, rappresentano conclusioni simili a quelle proposte dalla stessa Commissione De Marchi. In pratica – denunciavano i geologi – un piano c’è già da 43 anni, ma nessun governo ha pensato di trovare i fondi per finanziarlo in maniera adeguata.
LO STATO DEL TERRITORIO ITALIANO - L’emergenza del territorio italiano però mostra numeri eclatanti: «Le regioni e i cittadini coinvolti da questi eventi sono destinati ad aumentare. Sono infatti più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni (82% del totale) che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione», denunciavano poco tempo fa. Di fronte alle risorse scarse previste nella legge di stabilità, alcuni deputati democratici (area Ecodem) avevano chiesto di aumentare i fondi stanziati. Tutto però è ancora rimasto sulla carta e sul piano delle proposte, mentre miliardi di euro continuano ad essere spesi, denunciano i geologi, per il riarmo, l’acquisto di cacciabombadieri, finanziamento di missioni militari all’estero». Senza contare la retorica sulle grandi opere infrastrutturali, Tav Torino Lione in primis.
Photocredit: Istituto Italiano Edizioni Atlas
Il territorio italiano presenta criticità evidenti, anche perché predisposto per sua natura – essendo costituito per l’80% da colline e montagne di recente formazione e costituite da rocce argillose poco compatte – a fenomeni di dissesto idrogeologico. Così sotto l’azione di piogge violente le rocce rischiano di crollare, i suoli argillosi non sono più in grado di assorbire altra acqua, mentre le acque piovane scendono a valle ingrossando fiumi e torrenti, fino a farli straripare. Due comuni su tre (circa il 66%), secondo l’Istituto Italiano Edizioni Atlas, sono considerati a rischio idrogeologico. Tragiche fatalità? Non per il Fai, che ha più volte criticato la gestione scorretta del nostro territorio: dal consumo di suolo, agli abusivismi edilizi, passando per la diminuzione dei terreni agricoli.
LA SITUAZIONE IN SARDEGNA E NEL PAESE –  Nella stessa Sardegna, sconvolta dall’alluvione, ben 306 comuni, l’81% del totale, hanno porzioni del proprio territorio ad elevato rischio idrogeologico per frane ed alluvioni. Lo ha confermato con una nota la Coldiretti, dopo i drammatici effetti provocati nell’isola dalla violenta ondata di maltempo che ha provocato vittime e gravissimi danni. Per la Coldiretti la situazione a rischio del nostro territorio deriva anche dal fatto che siano dimezzati gli agricoltori nelle aree marginali che se ne prendono cura negli ultimi 30 anni: in Italia 3 milioni di ettari di terreno coltivato, pari alla superficie della regione Sicilia e Val d’Aosta assieme, sono stati abbandonati in montagna e collina o cementificati in pianura. «Più di un milione di agricoltori – conclude Coldiretti – è stato costretto ad abbandonare le campagne nell’ultimo trentennio per la mancanza di concrete opportunità economiche e sociali sulle quali occorre prioritariamente intervenire se si vuole realizzare una reale opera di prevenzione in una situazione in cui si aggrava la crisi economica», ha concluso l’associazione di categoria. Nel report  ”Terra Rubata” lo stesso Fai ha infine denunciato lo stato precario dei nostri suoli: se ogni giorno vengono consumati 75 ettari, nel corso degli anni 5 milioni di abusi edilizi dal 1948 a oggi (207 al giorno) hanno deturpato il nostro territorio. Tra il 1950 e il 2009 le frane hanno già provocato 6.439 vittime, tra morti, feriti e dispersi. Senza considerare come il dissesto comporti gravi conseguenze anche per le casse dello Stato, costando ogni anno circa 3,5 miliardi di Euro. Numeri che mostrano, spiegano associazioni e movimenti, come non bastino pochi spiccioli per prevenire episodi come quelli accaduti in Sardegna. Di certo, eccezionali dal punto di vista climatico, ma rispetto alle quali l’Italia continua ad essere impreparata. Anche Angelo Bonelli dei Verdi ha spiegato: «Oggi la Sardegna, sommersa da bombe d’acqua, si sveglia con un drammatico bilancio di vittime che è un bollettino di guerra: 17 vittime e molti dispersi. Una guerra climatica che, anno dopo anno, si fa sempre più intensa anche in Italia, con eventi atmosferici di tipo tropicale sempre più violenti». Di fronte a eventi così drammatici, però, il nostro Paese per Bonelli non fa altro che ripetere le solite risposte: «Come già accaduto in Sicilia, Campania, Liguria e Toscana, la risposta dell’esecutivo  è sempre la stessa: cordoglio e dichiarazione dello stato di emergenza, per tornare, il giorno dopo, a non fare nulla o peggio tagliare i fondi», ha concluso, chiedendo che venga finanziato un piano straordinario per la difesa del territorio italiano.
 

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